Alla ricerca del nuovo diritto internazionale

Le carenze nazionali

Nelle università italiane, ancora oggi, nel terzo millennio, nel mondo globale che confligge su nuovi poteri e nuovi mercati, si insegna un diritto internazionale compartimentale, risalente al secolo XIX, quando Vittorio Emanuele Orlando, fondatore della scuola di diritto pubblico, si adoperò per intessere un rapporto solidale tra la dottrina del nuovo stato nazionale e la giurisprudenza. Quindi, a sua volta, il diritto internazionale era nettamente distinto in privato e pubblico, con sommo gaudio dei comparatisti meno eruditi e meno brillanti, impegnati sia nell’insegnamento, che nella pratica, a mantenere lo status quo (ovvero totale immobilismo intellettuale). Non a caso, Sabino Cassese avverte nel suo libro “Varcare le frontiere”, da noi commentato in altro articolo: “se vogliamo che torni a essere un intellettuale, il giurista deve abbandonare lo studio nazionalistico del diritto”. In linea, aggiungiamo noi, con la nuova frontiera delle imprese, che, non di rado, si improvvisano interpreti di norme e di prassi che richiederebbero, invece, consulenze specialistiche in tema di esportazione delle merci (di solito non offerte dai grandi studi legali cosiddetti internazionali) e di accordi distributivi, in prevenzione di sanzioni e di attività contenziosa. In concreto, nella realtà economica operativa i confini tra diritto pubblico e privato, così come tra diritto nazionale e internazionale, si sono affievoliti, ma finora le istituzioni preposte con alcune eccezioni (ad esempio, il nuovo diritto doganale) non sono state al passo e gli operatori privati scontano le carenze informative e consultive.

Evoluzione dell’offerta di servizi professionali

L’offerta standard dei grandi studi italiani in tema di Merger & Acquisition e, da qualche anno a questa parte, di attività contenziosa tra imprese, ignora del tutto l’esistenza di migliaia di trattati e di sistemi regolatori globali e di quelle convenzioni meno note che assicurano il trasporto quotidiano delle merci e la circolazione delle persone, delle risorse e dei capitali. Però, nel frattempo, alcuni contratti transfrontalieri, anche di grande impatto economico, ad esempio di private equity e di leveraged buy out, presentano inquietanti profili di nullità. Alcune Borse si prestano a circoscrivere i controlli sulla provenienza dei capitali. Alcuni fondi di investimento fioriscono e sfioriscono nel volgere di un mattino. E alcuni stati comunitari non prestano la (dovuta) assistenza alle autorità italiane nell’accertamento di attività illecite, magari mettendo in discussione perfino la giurisdizione italiana in materia. L’insegnamento e l’apprendimento del diritto globale amministrativo, che implica volumi di affari molto consistenti, quanto poco noti, sono ancora limitati a seminari e convegni sporadici. Il tema dei diritti umani è all’ordine del giorno, per difetto di effettiva tutela di quelli più visibili e per difetto di cognizione di diritti introdotti da convenzioni nuove o novellate. Noi abbiamo avvisato che perfino l’avvocatura italiana è affetta da carenze di tutela rispetto a ordini professionali esteri, comunitari e non. Con qualche esito. Infatti, alcuni studi italiani, che a noi piace considerare la nouvelle vague dell’avvocatura, si stanno attrezzando per fare fronte ad una nuova domanda di servizio e ad una vecchia concorrenza ingannevole

Ugo Scuro

Ugo Scuro

Socio fondatore e Chairman Scientific Board di Scuro & Partners. Avvocato cassazionista iscritto all’Albo di Roma dal 1971, Ugo Scuro vanta una formazione di diritto dell’economia nazionale e internazionale di eccellenza, visione strategica, consolidata esperienza nella consulenza legale e competenza trasversale nei processi di impresa. Ha all'attivo numerose pubblicazioni e ha ricoperto il ruolo di Presidente della Commissione “Diritto dei Contratti” dell’Unione degli Avvocati Europei (UAE). PAGINA PERSONALE