La Suprema Corte ha respinto, con la sentenza in esame, il ricorso di un avvocato condannato in sede disciplinare per violazione degli articoli 9 e 50 del codice deontologico, segnatamente per violazione dei doveri di lealtà e correttezza, nonché di verità, nella parte in cui è sancito il dovere dell’avvocato di non rendere false dichiarazioni sull’esistenza o inesistenza di fatti di cui abbia diretta conoscenza.
All’avvocato era stato contestato che, nella redazione di un atto di citazione, avesse proposto come assoluzione un proscioglimento dell’imputato per difetto di querela, a seguito della derubricazione del reato, e alla prospettazione errata (ritenuta strumentale) avesse connesso una significativa pretesa risarcitoria, per asserito turbamento psicologico della persona assistita provocato dall’ingiusto procedimento penale.
La Cassazione ha confermato la motivazione resa in sede disciplinare, che l’avvocato, per la qualifica professionale, non potesse equivocare tra assoluzione e proscioglimento e fosse comunque personalmente consapevole della circostanza, avendo prestato assistenza in sede di derubricazione del reato, a cui era seguita l’assenza della condizione di procedibilità.


Cassazione tributaria nn. 16567 e 16559 del 20 giugno 2025
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