Nella visione tradizionale
Dedichiamo alle norme giuridiche un ritratto, perché anche le norme, come le persone, hanno forma e sostanza, fatta di materia e di spirito, e sono meritevoli di indagine sotto molteplici profili, a fini sia applicativi nell’ambito della giurisdizione, che di studio nei vari ambiti che se ne occupano: università, uffici studi, editoria, istituzioni.
Nelle università si insegna che la norma giuridica è un comando generale e astratto, rivolto ai cittadini dello stato, corredato, ma non sempre, da sanzione. Scopo della norma è, in breve, il funzionamento della res publica, mediante la prevenzione e la soluzione dei conflitti.
Un illustre giurista del passato, Francesco Carnelutti, nelle Lezioni di diritto processuale civile, ha scritto molte pagine sulla norma giuridica “necessaria alla pacifica coesistenza sociale”, per determinarne i requisiti: capacità, forma e causa.
“Senza questa determinazione dei requisiti del comando, non è possibile che il comando funzioni giuridicamente, cioè consegua la composizione dei conflitti di interesse per la pacifica convivenza sociale”, avverte Carnelutti.
Ciò è tanto vero che la nostra società è, in effetti, caratterizzata dai conflitti di interesse, non tanto per difetto della capacità di comando delle norme, quanto per difetto di causa e per disfunzioni applicative.
Un giurista della generazione precedente alla mia, impegnato nell’insegnamento, quanto nella pratica della professione in materia penale, mi disse in occasione di una plateale, quanto incomprensibile, ingiustizia occorsa ai danni di un poveretto: “La giustizia sceglie i suoi”.
Già allora, non ero un avvocato alle prime armi, ma ero restio ad ammettere quello che, in seguito, ho dovuto riconoscere, in tema di pratiche disuguaglianze della giurisdizione, più spesso per disfunzioni applicative, che per difetto di causa delle norme.
Un libro scritto dal giurista Franco Cordero molti anni fa, nel 1967, in seguito più volte aggiornato e pubblicato, Gli osservanti, fenomenologia delle norme, offre spunti di riflessione atipici, se non aspri, e comunque del tutto fuori dal coro, sulle norme giuridiche (e non solo), e introduce al tema delle disfunzioni in ragione della natura dell’uomo, tessitore e interprete di norme.
Nella visione di Franco Cordero
Dico subito che l’opera è costata a Cordero la cattedra alla Cattolica di Milano, come dichiara lui stesso nella premessa dell’edizione attualmente in commercio: “due anni dopo scoppia il finimondo … non possono confiscarmi la cattedra ma un interdetto vieta le lezioni”.
Cominciano così le peregrinazioni di Cordero nel sistema universitario italiano, negli anni del “vietato vietare” e degli scontri su libertà e uguaglianza nella società nazionale.
Perché l’opera di Cordero è eterodossa ai limiti dell’eresia giuridica? Perché, sempre nelle sue parole, “studia i fenomeni normativi ossia l’uomo in quanto tessitore di norme”: nulla di più lontano, ad esempio, dal giusnaturalismo, caro dapprima ad una corrente del pensiero classico, poi al pensiero cristiano.
In sostanza, Cordero non riconduce il fenomeno normativo a quello che l’uomo dovrebbe essere, ma a quello che l’uomo è nella realtà fisica e mentale, intessuto di contraddizioni e di carenze, ataviche e contemporanee.
E quindi il libro è una storia dell’uomo, delle sue idee e degli impulsi, della violenza e della superstizione, nella prospettiva di un ordine sociale a venire, disegnato dal comando delle norme, auspicato e mai completamente realizzato.
Concorrono all’esposizione dei temi trattati con maestria sotto il profilo giuridico le altre discipline che evidentemente Cordero maneggiava con disinvoltura: filosofia, antropologia, teologia, scienza del linguaggio, storia delle istituzioni.
Curiosamente, ma è la mia personale convinzione di lettore comune, l’opera, perfino nell’inconsapevolezza dell’autore, risolve il conflitto tra giusnaturalismo e giuspositivismo, entrambi riconducibili, in virtù di opposte categorie di pensiero, alla natura e alle idee dell’uomo, vero oggetto dello studio di Cordero: un’opera antica di sconcertante attualità.



