La persona
Scomparso in età avanzata, Franco Ligi non ha mai smesso di essere e di fare, con pari dedizione, l’avvocato e il cittadino. A tempo pieno, l’uno e l’altro, come si deve essere avvocati e cittadini. Senza infingardaggine. Con rispetto, ma senza timori riverenziali, perché a proteggere, in caso di intemperie (che non mancano), c’è il diritto, il diritto costituzionale in primis. Questo sosteneva Franco, con la parola e con l’esempio. Versato nel diritto per tradizione familiare (la figura del padre avvocato era ricorrente nei suoi ricordi) e specificamente, per scelta professionale, in utroque iure, Franco è stato avvocato matrimonialista e rotale noto e stimato, da gente umile e dai protagonisti dell’ordinamento, al di qua e al di là del Tevere. Tra i suoi estimatori e amici, ricordo Costantino Mortati, anche aderente del MOP – Movimento di Opinione Pubblica (di cui più avanti) e Mario Berri, primo presidente della Corte di Cassazione. E tanti altri, avvocati, imprenditori, dirigenti di stato, giornalisti. Ma la cifra della sua vita è stata la passione civile. Sosteneva e dimostrava, con l’impegno concreto, che non si possa vivere nella società astraendosi dalle vicende della politica, limitando la scelta al momento del voto. Affidamento controllato, era il motto, sulla base delle regole della democrazia costituzionale. Anche se, spesso, i politici di professione, ora come allora, non gradiscono e, dopo il voto, tendono a dimenticare sia le promesse, che gli elettori.
Il MOP
La sua prima creatura associativa nota è stato il MOP – Movimento di Opinione Pubblica, costituito negli anni 60. Riccardo Chieppa, magistrato, ex presidente della corte costituzionale, ha così ricordato l’iniziativa di Franco nell’intervento a margine della commemorazione di Mortati nel 2015 nella Sala del Cenacolo di Vicolo Valdina (poco dopo la scomparsa di Franco): “Il MOP (Movimento di opinione pubblica), fondato e diretto negli anni ’60 dall’avv. Franco Ligi, con lo scopo della educazione politica dei cittadini, del controllo dei parlamentari, della difesa dalla democrazia da ogni involuzione totalitaria, ha avuto maggiore durata ed attività, per un vasto interesse manifestato – anche da Mortati – per effetto del metodo (studio, discussione e dialogo su problemi concreti – uscendo dalla genericità e correlativa educazione dei giovani) utilizzato nella attività e nelle molteplici iniziative, partendo dal basso. Soprattutto vi era nel MOP il coinvolgimento anche di molteplici giovani, in varie parti d’Italia, appartenenti alla società civile, affiancati da esperti nei singoli settori e da appartenenti al mondo della cultura e da taluni che ricoprivano incarichi di prestigio. Tra gli aderenti e partecipanti alle attività di studio e di dialogo vi furono, tra gli altri, Costatino Mortati e Vezio Crisafulli, con un interesse particolare in ordine a uno specifico problema (ombudsman) dimostrato da Arturo Carlo Jemolo, unitamente a Mortati”. Nel 1975, nella stagione del terrorismo, della strategia della tensione, della partitocrazia imperante, il MOP passò il testimone al M.I.L.L.E. – Movimento per l’Italia Libera nella Libera Europa, parimenti rappresentato con dedizione ed efficacia di risultati concreti da Franco.
Il M.I.L.L.E.
La nuova creatura di Franco, a cui subito partecipai, giovanissimo avvocato un po’ intimidito dallo standing umano e professionale degli autorevoli componenti del consiglio direttivo accorsi alla chiamata di Franco, intesa a rendere pubblica e vivace testimonianza dell’anima democratica e liberale della società civile, che in Italia, negli anni bui dello scontro armato e dei rimedi autoritari auspicati da più parti, pur sgomenta, si manteneva vigile. Non rimasero indifferenti all’impegno del M.I.L.L.E. le associazioni rappresentative dell’industria e del commercio, non poche testate di giornali (Indro Montanelli e Domenico Bartoli furono assidui consiglieri e portavoce delle numerose iniziative) e la stessa politica, soprattutto nelle persone dei parlamentari meno influenti, i cosiddetti peones, che così ebbero voce, si affrancarono dalle segreterie totalizzanti e, a loro volta, divennero influenti. Il metodo di lavoro, sperimentato con il MOP, divenne il leit motiv dell’attività, che caratterizzò la rappresentanza politica dell’epoca con le regole del cittadino, che partecipa, acquisisce consapevolezza del ruolo, interloquisce con le istituzioni e pretende risposte concrete di interesse comune e generale. La stagione del M.I.L.L.E. è durata oltre dieci anni, affievolendosi gradualmente dopo la sconfitta del terrorismo e l’eclisse delle frange autoritarie della politica di allora. Numerosi sono stati i riconoscimenti al movimento e a Franco, in sede pubblica e privata. Cossiga, presidente della repubblica, volle rendere pubblico omaggio all’impegno da lui prestato in favore della democrazia convocando una nutrita rappresentanza dell’associazione al Quirinale. Senza Franco, nulla di tutto questo sarebbe stato e forse, oggi, l’Italia sarebbe diversa, di certo non migliore.



