I nuovi protagonisti del mondo globale
Abbiamo trattato più volte il tema del diritto globale amministrativo – GAL, che in Italia è stato introdotto da Sabino Cassese con dovuto rilievo: ma senza grandi risultati pratici. Vari soggetti pubblici e privati, che dovrebbero conoscerlo e praticarlo, sembrano infatti del tutto inconsapevoli degli strumenti che il GAL mette a disposizione degli utenti. Mentre non sfuggono al gossip e alle ideologie le presenze e le dichiarazioni, a volte folli, di imprenditori globali, spesso americani, ma non solo. Ricordiamo tra i non americani lo spiritello cinese Jack Ma, relegato dalle autorità, dopo anni di successo planetario, al dimenticatoio. Ora occupa le scene di un indiscutibile successo Elon Musk, che ha trainato, nell’agone e nel gossip, dopo averlo oscurato con i propri trionfi e la scelta premiante dell’impegno in politica, Mark Zuckerberg, suo contendente mancato, nell’estate di qualche anno fa, nel combattimento a mani nude nel nostro Colosseo (una pubblicità gratuita per i due personaggi del mondo globale e per le loro imprese che durò mesi). Jeff Bezos, intanto, mastica amaro a bordo campo! Tutto sommato, Bezos è un postino di classe, è entrato da poco nel mondo dei missili e del web, imprese più nobili – non si sa perché – agli occhi degli osservatori. Da fenomeno del web e della produzione industriale Musk rischia, però, ora di trasformarsi in pericolo della democrazia, a detta di molti.
I protagonisti precedenti
Lo ha denunciato perfino Joe Biden nel discorso di commiato alla nazione: “sta prendendo corpo una oligarchia di estrema ricchezza, potere e influenza che minaccia letteralmente la nostra intera democrazia, i nostri diritti fondamentali e la libertà”, riferendosi alla concentrazione di tecnologia, ricchezza e potere in poche mani. Lo sostengono in Europa e in Italia gli esponenti della politica e dei media contrari al nuovo corso della politica americana. Qualcuno ha rievocato, in proposito, il grido di allarme che, nel 1961, alla scadenza del secondo mandato, lanciò il presidente americano Eisenhower, eroe della seconda guerra mondiale, in teoria un militarista convinto. Che mise in guardia il popolo americano dal rischio di fusione degli interessi tra establishment, industria delle armi e finanza, come puntualmente poi è avvenuto. Ma non si è trattato, in realtà, di un fenomeno straordinario, limitato all’industria delle armi. Le multinazionali, non solo americane, hanno contribuito, da soggetti comprimari, alla politica internazionale almeno dagli anni 60 del secolo scorso, conquistando mercati e condizionando governi ed economie, industriali e in via di sviluppo. La finanza ha svolto il ruolo dell’intendenza. I meno giovani ricorderanno l’esplosione degli eurodollari (la cui origine è ancora variamente attribuita), che emerse negli anni 70 dopo molti anni di operatività. A queste ed altre disfunzioni dovrebbe, in teoria, rimediare il GAL.
Le prospettive per l’Italia
Non ripetiamo quello che abbiamo scritto in precedenti articoli e rinviamo per gli opportuni approfondimenti ai libri di Cassese e alla più estesa letteratura americana. Il GAL ha preso forma dopo il WTO, quindi ormai trenta anni fa, ma è assurto a dignità di dottrina giuridica in America vari anni dopo. In Italia e in Europa ancora dopo. Nel frattempo le giurisdizioni private e quasi private previste dagli organismi del GAL hanno contribuito alle fortune e sfortune di attività di impresa, sia grandi, che piccole, per gli effetti provocati dalle decisioni concernenti altri soggetti, in tutto il mondo. Nell’inconsapevolezza di alcuni protagonisti, non di rado. Si prefigura per i prossimi anni un massiccio ricorso agli strumenti della politica internazionale e del GAL nel mondo globale, così trasformato dagli avvenimenti più recenti nel Mediterraneo, per stare nello scacchiere più vicino alla nostra sensibilità e ai nostri interessi. Che però riguarda, come si è potuto sperimentare nel Vicino e Medio Oriente, anche i soggetti apparentemente meno coinvolti. Gli interessi nazionali italiani si stanno sostanziando in un progetto ancora poco noto, e in effetti poco trattato nelle sedi deputate, che si chiama Piano Mattei. Le esigenze applicative del Piano, sul quale – bisogna dirlo – gli interessi coagulati hanno già messo gli occhi per occuparlo o scompaginarlo, richiederanno esperienze diffuse e presenza politica, imprenditoriale e professionale. Anche mediante gli strumenti offerti dal GAL. E’ un’occasione per l’Italia, se si affronta come si deve o si dovrebbe.



