Due dipendenti dello IOR si sposano e vengono licenziati

La vicenda

Incredibile ma vero! Due dipendenti dello IOR (la banca del Vaticano) si sposano dopo qualche anno di convivenza, non essendo limitata a loro due la compagine familiare, e vengono messi alla porta dalla banca perché una norma interna vieta il matrimonio tra dipendenti. La notizia balza comprensibilmente agli onori della cronaca giudiziaria perché i coniugi non si danno per vinti e si rivolgono alla giustizia del Vaticano tramite gli uffici di un legale italiano. In mancanza di un ripensamento o di una transazione – che potrebbe essere verosimilmente favorita dallo IOR per la situazione imbarazzante in cui si è messo – il tribunale presieduto da Pignatone, ex noto procuratore della repubblica di Roma, deciderà la controversia. La peculiarità della vicenda risiede nella apparente avversità dello IOR al contratto matrimoniale, che per la Chiesa è un sacramento, quindi, in teoria, molto di più di un semplice negozio giuridico. Ci siamo chiesti se la norma antimatrimoniale sia valida, prima ancora che applicabile, e possa reggere al vaglio della giustizia, ancorché interna al Vaticano e quindi verosimilmente indulgente nei confronti della stravagante disposizione dello IOR.

Una riflessione sulla validità della norma

Con la dovuta avvertenza che la giurisdizione del Vaticano potrebbe essere messa in discussione qualora i coniugi, o uno di loro, sia cittadino italiano (la notizia non è stata divulgata dalla stampa) e che, in tal caso, la controversia assumerebbe un rilievo costituzionale italiano, essendo stati recepiti i Patti Lateranensi dalla costituzione repubblicana, abbiamo limitato la riflessione alla validità della norma di rango gerarchico secondario, secondo i criteri di formazione e vigenza di una norma giuridica, ancorché di mero rango attuativo, in un paese di civiltà evoluta. In cui vigano, ad esempio, i principi fondamentali della costituzione italiana e della convenzione dei diritti dell’uomo, tra cui si distinguono la dignità e le libertà personali. E siamo giunti prontamente alla conclusione che la norma è nulla per difetto originario dei requisiti sostanziali di corrispondenza a tali principi, a cui anche l’ordinamento del Vaticano – ricordiamo recepito tramite il trattato nella costituzione italiana – si ispira (o dovrebbe ispirarsi).

L’esito della riflessione

E’ noto che la norma giuridica (in Italia da sempre in epoca moderna) è un comando diretto a determinare la condotta altrui a fini di prevenzione di conflitti interni alla comunità di riferimento e quindi a fini di pacifica coesistenza sociale. Si può aggiungere, quindi, che la norma non deve essere capricciosa, non deve rispondere, in quanto atto di volontà, ai voleri di un principe, noti e graditi soltanto a lui e alla sua cerchia, ma a principi di libertà e di uguaglianza declinati nelle leggi di tutela dei diritti delle persone, a fronte dei corrispondenti doveri che loro incombono per l’adesione alla civiltà di appartenenza. Si può dire della norma vaticana che siano soddisfatti i principi appena richiamati? La risposta è evidentemente negativa. In concreto, la norma è priva di aderenza ai principi appena enunciati e perfino ai principi del diritto naturale, che, un tempo, erano cari alla Chiesa e al Vaticano (almeno nelle dichiarazioni ufficiali).

Una prospettiva ragionevole

E’ possibile che sulla vicenda venga smorzata l’attenzione e che ai due coniugi venga offerta una riparazione (allo IOR non mancano i mezzi) e magari che la giustizia interna abbia un sussulto e solleciti una composizione formale della vicenda. Sarebbero vie di uscita onorevoli per lo IOR e accettabili per i due coniugi. E, se fossimo i loro legali, non mancheremmo di caldeggiare l’una o l’altra soluzione. In veste di avvocati interessati nella giurisdizione e nel diritto internazionale, invece, vorremmo che alla banca fosse prontamente ordinata la riassunzione dei coniugi e magari che l’incauto dirigente fosse censurato, sia pure con stile vaticanesco.

Alessandro Scuro

Alessandro Scuro

Avvocato Partner dello Studio Legale Scuro, svolge attività di consulenza ed assistenza, partecipando all’effettivo sviluppo dell’azienda e collaborando a stretto contatto con l’imprenditore, soprattutto nella fase di negoziazione dei contratti e nella comunicazione aziendale. È abilitato allo svolgimento della professione forense ed ha all'attivo numerose pubblicazioni. PROFILO LINKEDIN | PAGINA PERSONALE